Chrome OS: cinque mosse per evitare il flop


 

Ora che abbiamo visto di che pasta è fatto possiamo dirlo: Chrome OS rischia di essere un clamoroso flop. A conti fatti, quello di ‘big G’ non è altro che un browser – lo stesso che è possibile installare su Windows e Linux – progettato con lo scopo di estendere lo strapotere di Google e far acquistare nuovi computer agli utenti netbook.
Nonostante l’apparente inanità di Chrome OS, non è però detta l’ultima parola. Ci sono degli accorgimenti grazie ai quali il sistema operativo sviluppato da Google potrebbe evitare il paventato insuccesso e rosicchiare qualche punticino di market share a Windows. Noi ve ne proponiamo cinque, a voi i commenti e la continuazione della lista.

  • Installazione libera: se Google non vuole demolire in un sol colpo la sua immagine di azienda bella brava e bella che regala tutto, deve assolutamente rimangiarsi quanto detto in occasione della presentazione di Chrome OS e rendere il suo sistema operativo liberamente installabile sui computer pre-esistenti. La politica di Appleche produce sia hardware che software e non permette l’installazione del suo OS X su computer diversi da quelli ideati a Cupertino – lasciamola, appunto, ad Apple.
  • // <![CDATA[// <![CDATA[
    function google_ad_request_done(google_ads) {
    /*
    * This function is required and is used to display
    * the ads that are returned from the JavaScript
    * request. You should modify the document.write
    * commands so that the HTML they write out fits
    * with your desired ad layout.
    */
    var s = '';
    var i;

    /*
    * Verify that there are actually ads to display.
    */
    if (google_ads.length == 0) {
    return;
    }

    /*
    * If an image or flash ad is returned, display that ad.
    * Otherwise, build a string containing all of the ads and
    * then use a document.write() command to print that string.
    */

    if (google_ads[0].type == "flash") {

    s += '

    ‘ +
    ‘ ‘ +
    ” +
    ” +
    ”;

    } else if (google_ads[0].type == “image”) {

    s += ‘

    ‘;

    } else if (google_ads[0].type == “html”) {

    s += google_ads[0].snippet;

    } else {

    if (google_ads.length == 1) {
    /*
    * Partners should adjust text sizes
    * so ads occupy the majority of ad space.
    */
    s += ‘


    ‘ +
    google_ads[0].line1 + ‘
    ‘ +
    google_ads[0].line2 + ‘ 
    ‘ +
    google_ads[0].line3 + ‘
    ‘ +
    google_ads[0].visible_url + ‘

    ‘;

    } else if (google_ads.length > 1) {

    s += ‘

    ‘;

    /*
    * For text ads, append each ad to the string.
    */

    for(i = 0; i < google_ads.length; ++i) {

    s += '
    ‘ +
    google_ads[i].line1 + ‘

    ‘ +
    google_ads[i].line2 + ‘ ‘ +
    google_ads[i].line3 + ‘ 
    ‘ +
    google_ads[i].visible_url + ‘

    ‘;

    }

    }
    }

    document.write(s);
    return;
    }

    google_ad_client = ‘pub-3847491925495723’; // substitute your client_id (pub-#)
    google_ad_channel = ‘9331551239’;
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    google_ad_region=”test1″;
    google_feedback = ‘on’;
    google_skip = ‘3’;
    // ]]>

  • Gestori telefonici: Chrome OS potrebbe raggiungere una buona percentuale di diffusione se, specie in Paesi cellulari-dipendenti come il nostro, divenisse parte integrante di allettanti offerte legate al mondo della telefonia mobile. Un netbook con il sistema operativo di ‘big G’ associato ad una chiavetta UMTS/HSDPA e ad una buona tariffa flat per la navigazione in Internet risulterebbe pressoché irresistibile.
  • App store senza censure: un’altra mossa con cui Google potrebbe agevolare la diffusione del suo OS è costituire un ‘app store’ simile a quello di Apple, ma senza le censure tipiche dell’azienda di Steve Jobs. Il compito di questa vetrina virtuale dovrebbe quindi essere quello di raccogliere il meglio delle applicazioni Web, selezionando queste ultime esclusivamente in base a principi di qualità e non di convenienza. Sappiamo che Google vuole invogliare quanta più gente possibile ad usare i suoi servizi, ma per questo non dovrebbe vietare la presenza di applicazioni Web targate Yahoo! o Microsoft nel suo probabile store online.
  • Chrome OS Live: in correlazione a quanto detto prima, se Google vuole sfidare Microsoft sul campo dei sistemi operativi, deve rendere Chrome OS scaricabile ed installabile liberamente. Fornirne una versione ‘live’ avviabile senza installazione da penna USB o CD/DVD sarebbe la ciliegina sulla torta.
  • Pubblicità, pubblicità, pubblicità: sembrerà banale dirlo, ma senza una campagna pubblicitaria ben realizzata e possibilmente martellante Chrome OS difficilmente andrà lontano. In questo – e solo in questo – Google deve prendere esempio da Apple, l’unica azienda capace di trasformare tutto quello che propaganda in oro.
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