Google e i flop: i 10 maggiori insuccessi del colosso di Mountain View dopo Wave


Google

Wave è morto a causa dello scarso interesse che ha suscitato nell’utenza mondiale, l’ha annunciato Google sul suo blog ufficiale qualche giorno fa. Ma quello del servizio per la collaborazione in tempo reale non è stato il primo flop del colosso di Mountain View. Anzi.

Scorrendo gli almanacchi della Rete possiamo, infatti, trovare almeno 10 insuccessi di Google degni di nota. Forse non tutti catastrofici ma almeno parzialmente evitabili da “big G”. Se volete sapere quali sono e volete dire la vostra a riguardo (magari suggerendoci qualche altro flop made in Google), non vi resta che continuare a leggere.
  • Google Video: anche se non è da come un flop vero e proprio, l’utilità di Google Video è stata annullata nel momento in cui il colosso di Mountain View ha acquisito YouTube. Dopo qualche timido tentativo di fondere i due servizi, Google ha abbandonato il progetto Google Video – che adesso non è altro che una porta di accesso secondaria a YouTube – quando ha annunciato che non era più possibile caricare video su di esso. Per fortuna, i video pre-esistenti sono ancora online.
  • Google Catalog: servizio lanciato nel 2001 da “big G” che, sfruttando la tecnologia OCR, permetteva di ricercare contenuti nei cataloghi commerciali. È stato abbandonato l’anno scorso dal gigante californiano a causa dello scarso successo ottenuto. Un peccato, ma in ogni caso è servito alla buona crescita di Google Libri.

  • Google Notebook: il block-notes online di Google, nonostante una discreta utilità, ha visto cessare il suo supporto nel gennaio del 2009. Per il momento rimane disponibile agli utenti, ma non si sa ancora quanto questa situazione possa durare.
  • Dodgeball: nato nel 2000 per mano di due studenti della New York University e acquistato nel 2005 da Google, Dodgeball era un servizio per dispositivi mobili che permetteva di trovare amici e “posti” vicini alla propria posizione. Ora è stato abbandonato e, di fatto, sostituito con Latitude.
  • Jaiku: tanto fumo e pochissimo arrosto per quello che doveva essere l’ammazza-Twitter di Google e che invece si è rivelato un flop clamoroso. Tecnicamente, è ancora aperto ma in realtà il suo sviluppo è stato abbandonato da “big G”, che ne ha pubblicato il codice sorgente e ha lasciato il servizio in mano ad alcuni volontari. Qui l’annuncio della sua “dipartita”.
  • Google Mashup Editor: uno strumento che consentiva agli sviluppatori di testare le loro opere e che ora è stato sostituito con App Engine. L’annuncio del suo abbandono lo trovate qui.
  • Lively: una sorta di social network in cui si potevano creare stanze, club, stazioni spaziali e altri tipi di luoghi virtuali per poi comunicare in essi. Non è più online, come testimonia questo annuncio.
  • Google Print Ads: era molto semplicemente il tentativo, poi andato male, di portare le pubblicità di Google sui giornali cartacei. Ecco perché non ha funzionato, secondo il colosso di Mountain View.
  • SearchMash: probabilmente realizzato per testare alcune delle funzionalità poi confluite in Google, SearchMash era un motore di ricerca ricco di opzioni (disponibile anche in flash) in grado di fornire risultati estremamente precisi. Adesso, recandosi sulla sua home page si può solo visualizzare l’ironico messaggio “has gone the way of the dinosaur”.
  • Google Answers: così come quella a Twitter, anche la risposta di Google a Yahoo! Answers ha fatto una brutta fine. È stata ufficialmente abbandonata, non si possono più postare domande, ma il suo database è ancora consultabile qui.
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